domenica 10 maggio 2015

LA DIFFICOLTA' DEL GIUDIZIO... Mi permetto una veloce divagazione su un argomento spuntato per caso in uno dei mitici allenamenti medio lunghi nel caldo del Parco delle Cascine, in questa domenica tardo primaverile. Facendo zapping in TV ieri sera ho avuto la sfortuna di fermarmi per poco tempo sul più famoso talent di Mediaset, Amici, e ho assistito ad una pessima performance sulle note di "la costruzione di un amore"; lasciando stare le disquisizioni sulla prestazione canora, mi soffermo sui tre personaggi famosi che dovrebbero giudicare la fantastica performance: una soubrette e attrice in declino (Ferilli), un cantante ancora giovane con una carriera però di un certo livello alle spalle (Renga), una grande gloria del passato (la Bertè) più una giudice ora conduttrice ex ballerina/presentatrice (la Cuccarini). Ebbene, nessuno dei giudici è riuscito ad esprimere una minima critica di natura tecnica della prestazione, ma tutti si sono soffermati sulle sensazioni, sul mi piace non mi piace, sul fatto che la ragazza cantava meglio da seduti o in piedi...etc. etc... senza voler ripeto giudicare la prestazione sonora, direi ad esempio che c'era un evidentissimo problema di tonalità, che nei toni bassi (non essendo nelle corde della cantante) non reggeva assolutamente, e nei passaggi ai toni alti certamente non riusciva a progredire in modo uniforme ma era, se non altro, molto imprecisa. E lo dice certamente non un'esperto. La realtà che ne ho desunto è quella di un incredibile e indicibile pressapochismo, ovvero mancanza di preparazione totale da parte di questi giudici che invece di prepararsi preferiscono lanciarsi in commenti da Bar (sia per livello che per modalità di espressione) e opinioni molto personali della quale, francamente, penso i telespettatori e la giudicata francamente non traggono nessun giovamento; certamente non stiamo parlando di un esame universitario ma di uno spettacolo, però a ben vedere questo pressapochismo e questo vanto di ignoranza è proprio caratteristico della nostra Società. Io lo ritrovo ad esempio sul lavoro, dove persone che giudicano difficilmente hanno una pallida idea, o si informano, del lavoro che facciamo, della qualità dello stesso, delle implicazioni e dei risultati; certamente non per mancanza di "mezzi", ma per scelta volontaria, ovvero per l'arroganza di voler far pesare il proprio ruolo dimenticandosi però del fatto che le posizioni di potere per essere tali devono essere anche autorevoli, altrimenti perdono di significato. E certamente, soprattutto in campo lavorativo, bastano pochi minuti per rendersi conto della competenza delle persone che si hanno davanti. Ritornando ai mass media, se vogliamo questo pressapochismo è proprio distintivo dei tempi correnti, i giornali (anche i più "storici") sono pieni di commenti inutili e scarsamente approfonditi, come i telegiornali: si preferisce l'invettiva, lo schieramento palese da una parte e dall'altra, ma difficilmente si va al nocciolo delle questioni, si cerca e si approfondisce l'argomento, anche perchè poi alla fine "al popolo" non interessa. Volendo fare una citazione mi è parso molto centrato una citazione di Don Milani, letta per caso in una biblioteca, ma molto efficace: il prete di Barbiana citava un suo collega che era benvoluto da tutta la comunità, ed esprimeveva un concetto semplice, ovvero che un insegnante non può avere come scopo essere benvoluti da tutti, perchè in questo caso si tratterebbe di un "commerciante", ovvero di un individuo che ha interesse ad attirare a sè le persone. Un insegnante dovrebbe esprimere le proprie idee a prescindere dagli altri, per cercare la discussione magari, e comunque per gettare un seme nell'alunno. Così un giudice dovrebbe, trattandosi di ragazzi giovani, dare degli spunti e non solo ingraziarsi il pubblico, così anche a livello lavorativo a mio parere un dirigente dovrebbe incitare a migliorare il lavoro dei suoi sottoposti facendo critiche positive o negative ma che facciano evolvere lo stesso. Così, nella calura dei grandi alberi storici del Parco, ho come al solito desunto che sono il solito inguaribile utopista, e che mal mi adatto al mondo d'oggi. Meno male che il caldo e la fatica poi mi hanno fatto pensare ad altro. Marco M.

martedì 21 aprile 2015

mercoledì 15 aprile 2015

MARATONINA DI PRATO - CRONACA DI UNA GARA "IT'S COMPLICATED"
Dopo due mesi di preparazione, di cui le ultime settimane abbastanza intense, dopo le ultime gare difficili e complicate, il freddo dell'inverno e le piogge, ci siamo: una splendida giornata di sole, temperatura primaverile, umore ottimo, gambe riposate, concentrazione al top per l'evento sportivo che preannuncia il periodo intenso di Aprile - Maggio e Giugno di intense gare. La forma non è al massimo, purtroppo i pranzi Pasquali hanno lasciato danni (sob) e la preparazione, come già elencato nei post precedenti, è stata poco lineare, a fasi: blanda fino a Febbraio, intensiva fino a Marzo, più intensiva verso la fine del mese di Marzo. La partenza è veloce, riesco a posizionarmi non troppo indietro, le gambe rispondono bene e riesco a snocciolare senza troppa fatica i tempi soliti di inizio gara; addirittura nei primi km riesco a rimanere vicino al palloncino dell'1h 30', sapendo che comunque i miei obiettivi sono altri. I problemi iniziano dal 4 km, il passo inizia a diventare pesante e cominciano a dolermi entrambe le caviglie, e poi solo la caviglia sinistra (che è la gamba che uso di più per la spinta); non so se è mancato il riscaldamento (consideriamo che di solito si rimane fermi 15/20 minuti), o se è stata la partenza a razzo, fatto sta che il dolore si faceva sempre più intenso tanto da farmi pensare (per breve tempo), al 10 km, vicino alla Stazione di Prato, di fermarmi. 
Però ho stretto i denti, sapendo che ormai la prestazione sarebbe stata pessima, e al lento passo di 5'00" andavo blandamente verso metà gara. All'improvviso però, tra il 13/14, superato oramai da chiunque, il dolore si andava assestando e riuscivo a riaccelerare il mio passo, arrivando a 4'20" e poi negli ultimi km assestandomi sui 4'30"-4'40". 
La gara quindi è stata esattamente opposta rispetto alle mie solite, primi 10 km forte, secondi 10 km lenti; alla fine negli ultimi 2 km si è fatta sentire la stanchezza ma comunque alla fine è arrivato un 1h38' scarso, tutto di volontà direi. 
Il commento alla gara lo lascio ai posteri, obiettivamente anche con un buon riscaldamento e un passo più regolare difficilmente avrei potuto fare meglio degli 1h36', e niente vieta che anche partendo regolarmente il finale sarebbe stato difficile. Rimane un po' d'amarezza, e la sensazione concreta di poter fare meglio.

martedì 31 marzo 2015

MEZZA MARATONA DI PISTOIA - DELIRIO ALLO STATO PURO... Tra le prime mezze maratone stagionali non manca mai quella di Pistoia, compresa da sempre nel programma della Podistica Pratese a cui sono associato, che è la preparazione migliore alla Maratonina di Prato. In realtà qualche anno l'ho saltato, ad esempio l'anno scorso, non ricordo il motivo ma probabilmente l'ho considerata troppo vicina a quella di Prato; quest'anno con meno preparazione (molta meno) e nessun obiettivo particolare a livello tempistico (a parte scendere sotto l'1h 35' come per Pisa e Agliana) sono partito di gran carriera. Devo dire, a mia discolpa, che venivo da una settimana di intensi allenamenti e da un'altra mezza maratona "camuffata", quella di Tavarnelle in Val di Pesa, gara pesante per le lunghe salite e discese (anche se non impervie), il quale per altro mi ha lasciato uno strascico dovuto al dolore alle gambe per tuta la settimana (per la cronaca chiusa in 1h 42' classificato 54o a fine gara tra gli Assoluti). Oltre alla pesantezza delle gambe, per aumentare il chilometraggio in modo soft, senza allenamenti troppo pesanti, ho aggiunto 2/3 sessioni di corsa mattutina a passo molto leggero e a digiuno, più per perdere qualche etto (operazione inefficace per ora) che per allenarsi. Le difficoltà le ho notate subito, già dai primi km per riprendere il mitico palloncino verde dell'1h 35' ci ho messo un'eternità, ma il bello doveva ancora venire: giunto finalmente a debita distanza dal palloncino, con le gambe pesantissime, riuscivo a tenere a malapena un ritmo di 4'40" - 5'00". Naturalmente, ca va sans dire, problema di gambe problema di testa nel senso che mi sono demoralizzato e ho corso tutta la gara in uno stato di tranche, da cui mi sono svegliato solo negli ultimi due Km quando, superato pure da Noè e da tutti gli animali della barca, ho accelerato tanto per non arrivare vicino all'1h 45'. Che dire? La stanchezza ha fatto la sua, ma non penso il problema sia quello, oramai da Febbraio i tempi della mia mezza sono saliti miseramente e sono tornati al livello 2012/2013. Sicuramente c'è stato un problema di allenamento e di peso, nella parte invernale ho dato più peso alla palestra che ai mitici medi sulla ciclabile di Prato, forse anche mentale visto che l'obiettivo dell'1h 30' mi sembrava vicino ma in realtà, per arrivarci, evidentemente serve un lavoro più mirato. Rimane la maratonina di Prato dove spero di riuscire a velocizzare il mio andamento lento di questo periodo, dubito di riuscire ad arrivare sotto l'1h 35' mi auguro di non andare oltre l'1h 40' sarebbe molto demoralizzante. Marco M.

giovedì 12 marzo 2015

FOCUS - NIENTE E' COME SEMBRA Tra le mie passioni ci sono soprattutto i libri e lo sport, i vari Post pubblicati però parlano anche di Cinema quindi perchè non cavalcare anche quest'onda. Premetto di non essere un gran amante di cinema, mi piacciono alcuni registi e tanti film in uscita li scarto a priori; l'ultimo film che ho recentemente visto è attualmente nelle sale, il titolo è "FOCUS - Niente è come sembra" di Will Smith. Will Smith mi è molto simpatico, me lo ricordo dai tempi del Principe di Bel Air, è un attore non banale che ha uno stile molto personale. Detto questo mettiamoci anche l'interprete femminile, un'incantevole Margot Robbie (scoperta da Scorsese in "The wolf of Wall Street) e abbiamo praticamente fatto il film. Il protagonista è difatti un truffatore, che fa della truffa un arte e la ragazza è un'apprendista stregona di cui quest'ultimo si innamora (o forse no); il tema se vogliamo è abbastanza banale, anche se poi il film non manca di soprendere in alcuni tratti: il risultato è però una commedia "romantica" che avrebbe voluto e dovuto avere più sostanza e più ritmo per meritare di essere vista. Questo qualcosa in più non c'è o almeno non l'ho colto, pertanto se vi piacciono i protagonisti vi piacerà il film, diversamente lo spettacolo non merita a mio parere di essere visto.

mercoledì 25 febbraio 2015

INTER FIORENTINA QUALCHE ANNO DOPO Ho riletto con divertimento le considerazioni e non posso esimermi dallo scrivere l'aggiornamento ad oggi. Questa stagione per l'Inter era partita con le solite e malcelate "buone intenzioni", concretamente con l'obiettivo dell'accesso alla "mitica" terza piazza valida per un posto Champions. La fine del campionato 2013/2014 con il piazzamento in UEFA alla fine veniva considerato un buon piazzamento, anche in considerazione delle vicissitudini societarie dovute ad un lungo avvicendamento di proprietà tra Massimo Moratti e lo sconosciuto indonesiano THOHIR di cui, Google docet, era conosciuta più la famiglia che Erik, nuovo presidente quarantenne rampante. La campagna acquisti estiva però era stata abbastanza deludente almeno leggendo i nomi: oltre allo svincolato Vidic dal Manchester United arrivavano M'Vila in prestito (centrocampista fermo da un po' di tempo ma in cerca di rivincita), Dodò dalla Roma e in prestito Osvaldo dal Southampton. Considerato comunque il poco budget disponibile sembrava che Ausilio avesse fatto il miracolo, accaparrandosi giocatori in prestito senza acquisti onerosi ma in grado di dare linfa nuova al 5-3-2 di Mazzarri. Sappiamo tutti come è andata a finire, già dalle prime partite lo scarso gioco la faceva da padrone e, congiuntamente ai risultati non proprio positivi in serie (dal bruttissimo 1-4 col Cagliari al 0-3 contro la Fiorentina) e ad un accanimento di tutta la tifoseria oramai stanca delle scuse dell'allenatore, con un blitz c'è stato il tanto desiderato ritorno dell'ex in panchina, non Mourihno ma Mancini, con buona pace di tutto il pubblico. Potremo disquisire per ore sulla scarsa lungimiranza della dirigenza, che fino a qualche mese prima aveva confermato l'allenatore tanto da allungarne il contratto di un anno allo stesso, ma se volete ne parleremo in separata sede. L'avvento di Mancini, oltre a portare tantissimo entusiasmo, ha provocato un cambiamento radicale del gioco e della mentalità, anche se a livello di risultati la differenza non si è fatta notare. Il mercato invernale, stimolato dalla maggiore personalità ed esperienza internazionale di Mancini, ha portato degli innesti di valore: innanzitutto linfa in attacco, reparto in crisi dovuta ai mancati Goal di Palacio e alla poco feeling con Osvaldo, con Shaquiri e Podolski, un regista (finalmente) giovane Brozovic e il ritorno di un figliol prodigo, Santon. La squadra sembra abbia svoltato, anche se le amnesie difensive ed alcuni errori ripetuti probabilmente non ci garantiranno sonni tranquilli, si spera che con i buoni risultati che stanno arrivando i giocatori crescano in sicurezza e mentalità. Tra qualche mese il verdetto.

lunedì 29 aprile 2013

CI VEDIAMO DOMANI??

La Black Comedy è un genere di comicità che tratta di eventi considerati tabù (cit. https://it.wikipedia.org/wiki/Umorismo_nero). L'ultimo film di Brignano può essere classificato come tale, in quanto, a differenza di quanto lo spettatore possa aspettarsi, il film non è comico. Tale scelta è a mio parere molto apprezzabile: non affidarsi alle solite scenette trite e ritrite, alla comicità facile delle scazzottate o, peggio, delle volgarità assieme magari alla bellona di turno, in puro stile cinepanettone. Il problema è, se vogliamo, che in realtà il film non propone una vera e propria alternativa al cinepanettone: non fa ridere, non può neanche considerarsi una commedia vera e propria, e non può certamente essere classificato come film drammatico; tale mancanza di chiarezza provoca, forse volontariamente, una "confusione" nello spettatore, lascia una specie di amaro in bocca. Il film narra delle disavventure del protagonista Santilli, che partendo da una situazione di disagio sentimental-economico (potrebbe essere uno qualunque di noi in mezzo alle difficoltà di oggi), mal consigliato dal finto amico/banchiere Tognazzi (certamente una delle note positive) si isola in un paesino pugliese di ultracentenari nella speranza di lucrare sulla dipartita degli stessi. All'interno di questo paesino, nella stalla trasformata in negozio appartamento di Santilli, si avvicendano vari altri personaggi "secondari", tra cui spicca Burt Young affittuario (buona la sua prova anche se la star americana mal si concilia con il resto del cast). Il lieto film assieme a varie pillole filosofiche vogliono dare delle pennellate di spessore a questa commedia amara. Quello che manca è una narrazione lineare, il film sembra un avvicendarsi di spezzoni i quali non esaltano oltretutto la comicità romanesca di Brignano. Gli spunti non mancano, dalla recitazione scolastica ma apprezzabile del protagonista, ai bei paesaggi pugliesi, alla bravura di alcuni attori e alla comicità di fondo della situazione. Nessuna di queste tematiche viene approfondita a dovere, e il film scivola in un noioso buonismo, dove Brignano cerca di fare quel che può(alla fine si tratta sempre di un ONE-MAN-SHOW) e dove le scenette comiche non fanno ridere e non sono ironiche, spezzando oltretutto il ritmo già molto blando del film; molti ingredienti quindi, mal mischiati da un acerbo Masterchef. Penso che il team Brignano (il regista Zaccariello è quello dei celebri spot) voglia e debba far meglio, cercando di sfruttare es esaltare il "talento" disponibile, già sufficiente per creare buoni film.

PRIMAVERA POCO CORSAIOLA

 E' arrivato il periodo di gare preferito dell'anno, ma quest'anno per le vicende note non posso partecipare fisicamente anche s...